LA COSIDDETTA "CELLULITE"

del Prof. Dott. Gianluigi Bertuzzi


Forse la Medicina Estetica nasce proprio per combattere la "cellulite" anche se poi, con gli anni, allarga i suoi orientamenti a "tutto campo" e diventa una Medicina preventiva per eccellenza volta a migliorare la qualità della vita di ognuno di noi (vedi Art. Medicina Estetica e Qualità della Vita).

Ma che cos'è la "Cellulite"?

Ebbene, nonostante questo termine coniato in Francia agli inizi del '900 sia del tutto improprio da un punto di vista istopatologico per definire la condizione in oggetto, è stato definitivamente accettato anche dalla Medicina Estetica in quanto la sua diffusione risulta, direi, ormai universale (N.B. compare anche nei testi scientifici in lingua inglese "cellulitis").

Comunque col termine "cellulite" viene identificata una particolare condizione morfologica, spesso ritenuta antiestetica e che costituisce il cruccio di numerose donne con particolari cosce a "cavallerizza", vistosi accumuli di grasso nella zona trocanterica, pelle con numerosi avvallamenti (cute a "trapunta" e a "buccia d'arancia").

In realtà dobbiamo distinguere bene quattro differenti quadri clinici che possono essere responsabili dell'aspetto suddetto, ma che devono essere debitamente divisi:

- 1° accentuazione del preesistente Habitus Ginoide

- 2° ipotonia muscolare ed in particolare dei muscoli glutei

- 3° P.E.F.S. (Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica)

- 4° Adiposità Localizzata (A.L.).

La stessa Mesoterapia è una metodica della Medicina Estetica diventata famosa proprio in quanto impiegata nella "lotta" contro la "cellulite", anche se nasce per tutt'altre indicazioni (vedi Art. La Mesoterapia).

Quindi nella visita di Medicina Estetica quando alla nostra osservazione arrivano pazienti che lamentano gli antiestetici "cuscinetti", dobbiamo giungere con una corretta diagnosi differenziale che, avendo distinto i suddetti quadri clinici dia poi le giuste indicazioni terapeutiche.

- 1° Accentuazione del preesistente Habitus Ginoide

Ho già parlato delle strutture che morfologicamente distinguono ognuno di noi (vedi Art. Habitus Ginoide). In questo caso possiamo avere una accentuazione eccessiva dell'Habitus Ginoide dove un diametro bitrocanterico risulta molto superiore al diametro biomerale.

Questo quadro clinico non richiede alcuna terapia ma, accanto ad un corretto inquadramento delle abitudini di vita, sarà necessaria un' attività fisica specifica per i muscoli della parte superiore del corpo ed in particolare per quelli delle spalle e delle braccia che favorisca l'aumento di volume di queste zone riarmonizzando così una disarmonia manifesta.

- 2° Ipotonia muscolare dei muscoli glutei

In questo caso possiamo avere un quadro che mette in evidenza i cosiddetti "cuscinetti" senza che vi sia alcuna alterazione a carico dei tessuti della zona trocanterica; sarà causato da una "caduta" per gravità del tessuto adiposo dovuta ad una mancanza di sostegno da parte dei muscoli glutei.

L'intervento terapeutico dovrà essere impostato a ripristinare il mancato "sostegno", tonificando i muscoli glutei, procedendo dapprima ad ottenere un trofismo e successivamente una ipertrofia tale da costituire un' impalcatura di sostegno.

Questo è possibile mettendo in atto un corretto programma di attività fisica mirata, con un'alimentazione adeguata (che apporti un giusto quantitativo di proteine), affiancata, se necessario, da specifiche integrazioni, ma soprattutto attraverso l' elettrostimolazione muscolare che preveda uno specifico protocollo di lavoro per ottenere il trofismo prima e l'ipertrofia poi.

Vengono utilizzate apparecchiature di tipo professionale che siano in grado di produrre un'adeguata contrazione del muscolo interessato, utilizzando correnti elettriche di tipo quadro o correnti di Coz (più dolci rispetto alle precedenti).

Una volta posizionati gli elettrodi (ce ne sono di diversi tipi: da quelli adesivi a quelli a gel di contatto a quelli più classici imbevuti d'acqua) sui capi muscolari dei muscoli interessati, si procede alla stimolazione con contrazioni muscolari di durata progressivamente maggiore da 1 a 8 secondi e con pause di tempo doppio rispetto al tempo di contrazione.

Questo programma prevederà frequenze di almeno due o tre applicazioni alla settimana di circa un'ora ciascuna per un periodo variabile dalle quattro alle otto settimane a seconda delle condizioni del muscolo e, ricordo, ci servirà a dare trofismo, non ipertrofia.

L'ipertrofia muscolare, che servirà a dare un sostegno definitivo al muscolo, ma che comporterà anche danni strutturali a livello delle fibre muscolari (fibrosi da microlesioni) potrà essere ottenuta successivamente al primo periodo di terapia modificando la durata del tempo di contrazione (qui superiore agli otto secondi) e le pause (qui dimezzate rispetto al tempo di contrazione).

A seconda delle condizioni preesistenti del muscolo, la durata della terapia per l'ipertrofia andrà dalle 3 alle 6 settimane con la stessa frequenza settimanale e la stessa durata.

Il mantenimento del tono muscolare sarà poi garantito dal proseguimento della corretta attività fisica nonchè da un possibile programma di richiamo con elettrostimolazione, magari periodicamente, ma sempre con gli stessi principi terapeutici enunciati precedentemente.

Naturalmente tutto ciò richiede un notevole impegno di tempo, ma ritengo che risultati apprezzabili possano essere ottenuti seguendo il suddetto protocollo e che le cosiddette terapie "fai da te" possano essere utili in qualche modo solo nell'ultima parte del programma (mantenimento) dopo un attento monitoraggio da parte del Medico sulla base della risposta biologica ottenuta.

- 3° P.E.F.S.

Questa definizione è stata coniata da S.B. Curri dopo un lungo e attento studio ultrastrutturale del tessuto sottocutaneo (modificazioni del microcircolo e del tessuto connettivo).

In seguito è stato possibile distinguere 4 stadi della P.E.F.S. ed in particolare:

I stadio = edema

II stadio = sclerosi

III stadio = fibrosi e fibrosclerosi con micronoduli

IV stadio = epatizzazione e sovvertimento strutturale con macronoduli.

E' possibile distinguere i quattro stadi dapprima con un'indagine utile come screening di base, ma alquanto imprecisa (termografia da contatto) e poi con ecografia dei tessuti molli attraverso la quale distinguere i diversi aspetti del sottocutaneo.

Utile però poi risulta uno studio con videocapillaroscopia per mettere in evidenza gli aspetti del microcircolo.

Potremmo lavorare meglio quando gli stadi non saranno troppo avanzati (I e II stadio), utilizzando terapie che tendano a migliorare gli scambi microcircolatori e a ridurre l'edema come ad esempio Mesoterapia flebotonica, antiedemigena e soprattutto Carbossiterapia.

Diversamente (III e IV stadio) il nostro intervento sarà impostato a ridurre la fibrosi (Mesoterapia fibrinolitica ed eventualmente US 3MHz) e quindi a migliorare un quadro clinico che, ahimè, è ormai irreversibile.

Utile si sta dimostrando l'Endermologie TM; importante supporto alle terapie mediche risulta il D.L.M. sec. Vodder nonchè presidi termali. Senza alcun senso, invece, la liposuzione o altre metodiche lipoclasiche (ricordo che nella P.E.F.S. non abbiamo problemi di grasso ma di microcircolo anche se è possibile osservare quadri clinici misti in cui, accanto a P.E.F.S., ci sia anche un A.L.)

- 4° A.L.

Alcune zone del nostro corpo anatomicamente sono più facilmente prede di accumuli adiposi. Sappiamo che nell'Habitus Ginoide le zone deputate ad ospitare maggiori quantità di grasso sono quella addominale, quella trocanterica ed anche quella del terzo inferiore mediale di coscia subito sopra il ginocchio.

Anche qui con un'attenta ecografia dei tessuti molli saremo in grado di "vedere" se si tratta realmente di un accumulo adiposo oppure di P.E.F.S. e di che entità sarà lo spessore del grasso presente.

A seconda delle dimensioni di tale spessore potremo decidere se ricorrere direttamente a terapie chirurgiche (ad esempio Liposuzione) oppure mediche.

La terapia medica potrà essere impostata a ridurre il tessuto adiposo con metodiche di tipo lipolitico (riduzione volumetrica dell'adipocita) come ad esempio la Mesoterapia lipolitica, l'Elettrolipolisi o metodiche di tipo lipoclasico (rottura dell'adipocita) come ad esempio l'Ossigenoterapia, l'ILCUS. Spesso metodiche lipolitiche e lipoclasiche possono essere associate.

Va da se che in ogni caso la valutazione iniziale fatta durante la visita comporterà comunque una corretta indicazione alimentare indipendentemente dal fatto che ci si trovi difronte a soggetti in sovrappeso.

Chiaramente soggetti in terapia dimagrante potranno presentare una riduzione del tessuto adiposo localizzato più marcata se sottoposti contemporaneamente ad alcune tra le metodiche sopramenzionate (ad esempio Carbossiterapia, Ossigenoterapia) che, aumentando la quota di ossigeno disponibile, renderanno facilitati i processi di beta-ossidazione.


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Data ultima revisione: Gennaio 2007